3 anni al via di Rio 2016. Ecco la situazione del Rugby a 7


Tre anni, millenovantasei giorni: è il tempo che separa il rugby dal fare ritorno ai Giochi Olimpici, da cui la palla ovale manca
dall’edizione parigina del 1924.

Un ritorno, quello nel programma olimpico, fortemente voluto dall’International Rugby Board e dal suo Presidente Bernard Lapasset e che, tra tre
anni, a Rio de Janeiro, porterà le migliori Nazionali maschili e femminili del rugby sevens a contendersi una medaglia d’oro, il titolo più ambito
dagli sportivi di tutto il mondo.
Andy Vilk, da quest’anno nuovo responsabile tecnico dell’Italia 7s maschile dopo essere stato, in carriera, capitano dell’Inghilterra, una delle
potenze di specialità, non ha dubbi: “I Giochi sono una fantastica possibilità di crescita per il rugby a sette e per il rugby in generale – ha
detto Vilk, che si divide tra il ruolo di tecnico azzurro e la propria carriera agonistica con il Cammi Calvisano – e, senza dubbio, sono il
palcoscenico che ogni sportivo sogna”.

“Siamo stati a Kazan in luglio per le Universiadi, un assaggio di quello che potrà essere Rio: vivere il villaggio, conoscere atleti di altri
sport, condividere esperienze è qualcosa di eccezionale, così come rappresentare il proprio Paese al massimo livello possibile. Le Olimpiadi sono un
traguardo enorme per il rugby. L’Italia oggi è un passo indietro rispetto alle grandi squadre di questa specialità, dobbiamo recuperare terreno se
vogliamo puntare ad un posto a Rio, e non sarà facile. Ma il rugby a sette regala sempre sorprese, noi porteremo avanti il nostro programma e
proveremo a farci trovare pronti a sfruttare le chance che si presenteranno lungo la strada” ha aggiunto Vilk, medaglia argento ai Giochi del
Commonwealth 2006
.

Da un argento all’altro: Sara Barattin, trequarti del Rugby Casale, è il capitano dell’Italseven femminile che, alle Universiadi, è arrivata sul
secondo gradino del podio dietro alla Russia evidenziando un nuovo momento di crescita nella vita sportiva dell’ambizioso gruppo guidato da Andrea
Di Giandomenico: “L’argento alle Universiadi è stato un bel risultato, non è la prima volta che in questa manifestazione otteniamo piazzamenti
importanti, ma è anche vero che non siamo riuscite a qualificarci ai Mondiali di specialità del giugno scorso a Mosca e questo deve farci riflettere
su dove siamo” ha detto il capitano delle Azzurre del Seven.
“Non possiamo nascondere che le Olimpiadi, per noi Azzurre, sarebbero il coronamento di tutta una vita sportiva, ma i posti a disposizione non
saranno molti e questo aumenta la difficoltà del percorso che ci aspetta. Kazan, le nostre prestazioni, lo spirito che il gruppo ha saputo esprimere
ci hanno dato entusiasmo: partiamo da qui, dall’argento universitario, per trovare la strada che porta in Brasile”.