Tatanka: A Rio 2016 vado a prendermi l’oro che mi spetta!


Tatanka d’argento. Un’altra volta. Come a Pechino. Quattordici a tredici. Contro un ucraino cattivo che azzecca la sera giusta. Quanto vale questa medaglia? «Molto. Moltissimo. L’ho presa due volte di fila. E a Rio vado a prendere l’oro». Non ce la fa a mettere in piedi la solita commedia dell’arte. Ci sono notti in cui ti senti inevitabilmente normale. «Ero stanco. Forse non ne avevo abbastanza per fare due match in due giorni». Si appoggia alle transenne come se fosse vuoto, come se fosse stato abbattuto da una forza apocalittica. «Bella avventura, no?». Bella.

Clemente Russo Rio 2016

Come si comincia a tirare di boxe a Marcianise? «È un po’ come respirare. Lo fai perché è così. È così e basta». Da quelle parti quando dici: vado in palestra, in realtà stai dicendo che vai a fare pugilato. Non ci sono altre discipline. Lottatori naturali per colpa degli americani, che alla fine della guerra radunavano la gente in piazza. «Tutti in circolo». La folla ubbidiva. Un ufficiale dava gli ordini come se fosse la caserma. E i soldati si infilavano i guantoni. «Chi ha il coraggio di fare a pugni con me?». C’era la fila. In cambio i militari regalavano cioccolata e chewing gum. Spesso a loro non rimanevano i denti in bocca per masticarla. La soddisfazione di tornare a casa dopo avere gonfiato un supereroe yankee era inarrivabile.