L’Italia dell’Atletica delude ancora una volta.


E’ finito il Mondiale di Mosca 2013. Partito alla grande per l’Italia con una medaglia d’argento nella prima giornata conquistata dalla maratoneta Valeria Straneo.

Valeria Straneo argento

Purtroppo però il medagliere italiano non si è più mosso e il bottino al ritorno è veramente magro.
Una medaglia sola, come a Daegu 2011 (andò peggio con un solo bronzo) sempre meglio della debacle di Berlino 2009 con 0 medaglie totali.

Sono anni ormai che l’Italia dell’Atletica non riesce a portarsi fuori da questa crisi endemica.
Ci sono speranze per Rio 2016?

Una delle più grandi speranze rimane Alessia Trost nell’alto, appena ventenne può avere un grande futuro davanti a se. Occhio a non bruciarla.
Sperando che torni presto alle competizioni Antonietta Di Martino, punta italiana nella stessa competizione già vincitrice di due medaglie ai Mondiali.

Nel salto triplo Donato alle Olimpiadi 2016 avrà una certa età. Rimane la speranza di Schembri (che però ora come ora non sembra a livello medaglia olimpica) e soprattutto di Daniele Greco, grande assente a Mosca 2013 per infortunio dopo gli ori sia agli Europei Indoor che ai Giochi del Mediterraneo quest’anno.


Valeria Straneo medaglia d’argento fantastica alla Maratona

Un’ottima partenza per l’Italia ai Mondiali di Atletica di Mosca. Nella prima finale è arrivata subito la prima medaglia ed è una medaglia dalla storia straordinaria.

Valeria Straneo Medaglia Argento

E’ un argento nella maratona femminile colto da Valeria Straneo, 37 anni di Alessandria. Un’atleta arrivata tardi allo sport a causa di una malattia ereditaria, la sferocitosi che l’ha costretta all’asportazione della milza.

Dopo l’intervento è partita ed è sempre cresciuta cogliendo anche un ottimo 8° posto a Londra. Oggi con l’argento Mondiale, dietro alla keniana Kiplagat e davanti a tutte le altre è arrivata la consacrazione.
Il prossimo obiettivo potrebbe essere Rio 2016.

Federica Pellegrini compie 25 anni e comincia la preparazione per Rio 2016

Un compleanno d’argento, come l’inaspettata medaglia conquistata sui 200 stile libero a Barcellona. Un brindisi con famigliari e amici più cari, poi sarà vacanza, prima di ripartire a macinar vasche verso Rio 2016.

E’ una Federica Pellegrini rinata quella ritornata in Italia da Barcellona e che proprio oggi festeggia i suoi 25 anni.

Federica Pellegrini Olimpiadi 2016

 

Ma se al collo c’è l’ennesima medaglia, sopra c’è una testa pensante, eccome. E allora Superfede indossa una maglietta semplice, ma che vuol dire tanto: “Ferma il bastardo”, c’è scritto in rosso, e testimonia la sua adesione e quella di tutte le azzurre del nuoto alla campagna contro i femminicidi lanciata da un suo sponsor. Lei intanto, tornata single dopo la rottura con Filippo Magnini – si gode il matrimonio – soltanto tecnico, per carità! – col transalpino Philippe Lucas.

Con lui Federica farà coppia fissa fino a Rio2016.

3 anni al via di Rio 2016. Ecco la situazione del Rugby a 7

Tre anni, millenovantasei giorni: è il tempo che separa il rugby dal fare ritorno ai Giochi Olimpici, da cui la palla ovale manca
dall’edizione parigina del 1924.

Un ritorno, quello nel programma olimpico, fortemente voluto dall’International Rugby Board e dal suo Presidente Bernard Lapasset e che, tra tre
anni, a Rio de Janeiro, porterà le migliori Nazionali maschili e femminili del rugby sevens a contendersi una medaglia d’oro, il titolo più ambito
dagli sportivi di tutto il mondo.
Andy Vilk, da quest’anno nuovo responsabile tecnico dell’Italia 7s maschile dopo essere stato, in carriera, capitano dell’Inghilterra, una delle
potenze di specialità, non ha dubbi: “I Giochi sono una fantastica possibilità di crescita per il rugby a sette e per il rugby in generale – ha
detto Vilk, che si divide tra il ruolo di tecnico azzurro e la propria carriera agonistica con il Cammi Calvisano – e, senza dubbio, sono il
palcoscenico che ogni sportivo sogna”.

“Siamo stati a Kazan in luglio per le Universiadi, un assaggio di quello che potrà essere Rio: vivere il villaggio, conoscere atleti di altri
sport, condividere esperienze è qualcosa di eccezionale, così come rappresentare il proprio Paese al massimo livello possibile. Le Olimpiadi sono un
traguardo enorme per il rugby. L’Italia oggi è un passo indietro rispetto alle grandi squadre di questa specialità, dobbiamo recuperare terreno se
vogliamo puntare ad un posto a Rio, e non sarà facile. Ma il rugby a sette regala sempre sorprese, noi porteremo avanti il nostro programma e
proveremo a farci trovare pronti a sfruttare le chance che si presenteranno lungo la strada” ha aggiunto Vilk, medaglia argento ai Giochi del
Commonwealth 2006
.

Da un argento all’altro: Sara Barattin, trequarti del Rugby Casale, è il capitano dell’Italseven femminile che, alle Universiadi, è arrivata sul
secondo gradino del podio dietro alla Russia evidenziando un nuovo momento di crescita nella vita sportiva dell’ambizioso gruppo guidato da Andrea
Di Giandomenico: “L’argento alle Universiadi è stato un bel risultato, non è la prima volta che in questa manifestazione otteniamo piazzamenti
importanti, ma è anche vero che non siamo riuscite a qualificarci ai Mondiali di specialità del giugno scorso a Mosca e questo deve farci riflettere
su dove siamo” ha detto il capitano delle Azzurre del Seven.
“Non possiamo nascondere che le Olimpiadi, per noi Azzurre, sarebbero il coronamento di tutta una vita sportiva, ma i posti a disposizione non
saranno molti e questo aumenta la difficoltà del percorso che ci aspetta. Kazan, le nostre prestazioni, lo spirito che il gruppo ha saputo esprimere
ci hanno dato entusiasmo: partiamo da qui, dall’argento universitario, per trovare la strada che porta in Brasile”.

Le speranze dell’Atletica italiana a Rio 2016

L’obiettivo: aprire un nuovo ciclo, con destinazione Rio 2016. La modalità: inserire in squadra i migliori giovani del quadriennio appena terminato, perché acquisiscano esperienze utili al fianco dei “senatori”. Senza dar troppo peso a fattori (in ogni caso rilevanti) come la competitività. Il piano azzurro per il Mondiale di Mosca potrebbe essere sommariamente riassunto in questi termini. Lo si evince scorrendo la lista dei convocati, nella quale, in moltissime specialità, oggi e domani convivono fianco a fianco. Ed in alcune prove (vedi per esempio la staffetta 4×100 maschile) la scelta di prospettiva è stata netta, probabilmente anche a scapito dei valori assoluti.

Alessia Trost Olimpiadi

In pista, sulle pedane, sulle strade moscovite, sarà durissima. Niente sconti per i nuovi arrivati, la legge dell’atletica verrà applicata come sempre: ovvero, senza attenuanti. Riuscire a mettersi in evidenza, scalare posizioni, entrare nelle finali, o vincere delle medaglie, sarà un’impresa. Il contesto? Quello solito, complicatissimo, del confronto mondiale, dove lo spunto imprevisto può arrivare in qualunque momento, e da qualsiasi parte (intesa come Nazione). Due dati, per definire il quadro: 206 Paesi iscritti (record), rappresentati da 1974 atleti (record anche in questo caso). Un orizzonte sconfinato.

Andando ad esaminare la carte azzurre, la formazione allestita dal DT organizzativo Massimo Magnani ha sicuramente degli uomini e delle donne di punta, peraltro, in più di un caso, dotati (o dotate) di un ricco palmarès; ma anche per loro, sarà tutt’altro che una passeggiata. Perché ai Mondiali, nessuno si tira indietro. E non esistono squadre “cuscinetto”.

Assunta Legnante vuole tornare alle Olimpiadi dopo l’oro alle Paralimpiadi.

Assunta Legnante non è la prima volta che sale su un podio internazionale. Aveva partecipato alle Olimpiadi di Pechino, quattro anni fa. Ed era stata campionessa europea indoor nel 2007, ad esempio. Ma allora vedeva. Poi la malattia: un glaucoma congenito, perde prima l’occhio destro, poi anche il sinistro e nonostante diversi interventi chirurgici è diventata cieca. Oggi sorride, è campionessa paralimpica. E dice: “Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino ed il Comitato Paralimpico: non si tratta solo di sport, per me questo vuol dire ricominciare a vivere”.

Assunta Legnante Rio 2016

Per lei in fondo più di tutti gli altri. Perché nella vita non era una studentessa, o un pilota, o altro: lei era una campionessa di getto del peso. E oggi lo è di nuovo. Ma non è stato facile. “Quando ho perso la vista anche dal secondo occhio ho passato momenti davvero duri” ha raccontato a ilfattoquotidiano.it. “Non riuscivo più a pensare allo sport, a considerarmi un’atleta. Devo molto alla Federazione: mi hanno fatta sentire importante, mi hanno aiutata a trovare questa nuova strada. Hanno fatto davvero un gran lavoro”. Un lavoro particolare, nel suo caso: più psicologico che tecnico. “Da questo punto di vista in effetti non ho molti problemi: ricordo bene i movimenti. Il difficile è stato trovare le motivazioni, rimettermi in forma”.

Un’operazione andata a buon fine, come testimonia l’oro e il record mondiale di categoria. Ma fino a un certo punto: “Tra la malattia, gli interventi e il trauma sono stata ferma quasi tre anni – ha spiegato – Negli ultimi mesi ho fatto davvero il minimo per poter arrivare a Londra in una condizione decente, ma posso migliorare tantissimo”. Parole che aprono prospettive sorprendenti. Assunta lancia fino a 16,74 metri, il suo primato è di 19,20. Risale al 2002, ma non è lontanissimo. E ancor più vicina è la misura di 18.55, il minimo di qualificazione olimpica. “Io lo sento, ce l’ho nelle braccia, mi serve solo un po’ di allenamento serio”.

E allora Assunta da Napoli rilancia. All’orizzonte, fra quattro anni, ci sono i Giochi di Rio de Janeiro. Quelli Paralimpici, certo, per una grande doppietta. Ma anche quelli Olimpici, per un ritorno da fiaba a lieto fine. “Sarebbe bellissimo”, sussurra. E sorride. Usa il condizionale, non vuole promettere nulla. Ma ci crede.

Tatanka: A Rio 2016 vado a prendermi l’oro che mi spetta!

Tatanka d’argento. Un’altra volta. Come a Pechino. Quattordici a tredici. Contro un ucraino cattivo che azzecca la sera giusta. Quanto vale questa medaglia? «Molto. Moltissimo. L’ho presa due volte di fila. E a Rio vado a prendere l’oro». Non ce la fa a mettere in piedi la solita commedia dell’arte. Ci sono notti in cui ti senti inevitabilmente normale. «Ero stanco. Forse non ne avevo abbastanza per fare due match in due giorni». Si appoggia alle transenne come se fosse vuoto, come se fosse stato abbattuto da una forza apocalittica. «Bella avventura, no?». Bella.

Clemente Russo Rio 2016

Come si comincia a tirare di boxe a Marcianise? «È un po’ come respirare. Lo fai perché è così. È così e basta». Da quelle parti quando dici: vado in palestra, in realtà stai dicendo che vai a fare pugilato. Non ci sono altre discipline. Lottatori naturali per colpa degli americani, che alla fine della guerra radunavano la gente in piazza. «Tutti in circolo». La folla ubbidiva. Un ufficiale dava gli ordini come se fosse la caserma. E i soldati si infilavano i guantoni. «Chi ha il coraggio di fare a pugni con me?». C’era la fila. In cambio i militari regalavano cioccolata e chewing gum. Spesso a loro non rimanevano i denti in bocca per masticarla. La soddisfazione di tornare a casa dopo avere gonfiato un supereroe yankee era inarrivabile.