Montolivo dice addio al Mondiale. Frattura alla tibia per lui


Pessime notizie dall’amichevole con l’Irlanda, non tanto per il risultato (0-0 senza particolari acuti per gli Azzurri) quanto per i due uomini usciti anzitempo dal campo: Aquilani e Montolivo.
Colpo alla testa per il primo che però è risultato negativo all’esame neurologico e quindi dovrebbe riprendersi presto e frattura alla tibia per Montolivo che è costretto a dire addio al Mondiale.

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Il Capitano del Milan (e della Nazionale nell’amichevole contro l’Irlanda) ha subito un infortunio nei primi minuti di gioco in un contrasto con un giocatore avversario. Sin da subito si è capita la gravità dell’accaduto e dopo la partita il medico della Nazionale Castellacci ha confermato che si trattava di frattura alla tibia.

Riccardo Montolivo dovrà quindi operarsi e dire addio al Mondiale. Molto lunghi i tempi di recupero, si parla già di mesi lontano dal campo di gioco.


Gli italiani in Gara a Sochi Mercoledì 12 Febbraio

Non è andata bene a Federico Pellegrino nella Sprint di Sci di Fondo. Gli italiani proveranno di nuovo la caccia alle medaglie oggi, Mercoledì 12 Febbraio.

Si inizia la mattina con la Discesa Libera femminile. Pochissime le speranze per la Fanchini e la Merighetti di emulare il loro collega Innerhofer e finire sul podio.

Nel pomeriggio grande attesa per Alessandro Pittin, medaglia a sorpresa a Vancouver 2010, e in gara nella Combinata Nordica. Non sarà semplice ripetere l’impresa della scorsa Olimpiade ma il giovane azzurro ci proverà.
AlessandroPittin Sochi2014

A caccia di medaglie anche le coppie dello slittino maschile. Per l’italia ci saranno Oberstolz/Gruber e Rieder/Rastner.

Gli italiani in Gara a Sochi Lunedì 10 Febbraio

Dopo le 2 medaglie di Domenica si torna in pista con questo Lunedì Olimpico a Sochi.

Giornata impegnativa per gli uomini nei 1500m dello Short Track. In una giornata faranno tutto il percorso dalle batterie alla finale. Tommaso Dotti e Yuri Confortola sono gli italiani in gara. Impegno proibitivo per loro arrivare a medaglia ma si può sperare in una finale soprattutto con Yuri Confortola che l’ha sfiorata 4 anni fa a Vancouver.

Nello Short Track femminile grandissima attesa per Arianna Fontana col suo esordio a questa Olimpiade. Sarà in gara nelle batterie dei 500m con Elena Viviani e Martina Valcepina. Sulla Fontana ci sono grandi aspettative, a 24 anni la pattinatrice azzurra ha già 2 bronzi olimpici conquistati in 2 Olimpiadi diverse e punta sicuramente alla 3° medaglia.
Vedremo da domani il suo stato di forma.
Arianna Fontana Sochi

In pista anche lo Sci Alpino femminile con la Supercombinata. Sarà dura per le azzurre in gara Federica Brignone, Francesca Marsaglia, Deborah Merighetti ed Elena Fanchini.

L’Italia dell’Atletica delude ancora una volta.

E’ finito il Mondiale di Mosca 2013. Partito alla grande per l’Italia con una medaglia d’argento nella prima giornata conquistata dalla maratoneta Valeria Straneo.

Valeria Straneo argento

Purtroppo però il medagliere italiano non si è più mosso e il bottino al ritorno è veramente magro.
Una medaglia sola, come a Daegu 2011 (andò peggio con un solo bronzo) sempre meglio della debacle di Berlino 2009 con 0 medaglie totali.

Sono anni ormai che l’Italia dell’Atletica non riesce a portarsi fuori da questa crisi endemica.
Ci sono speranze per Rio 2016?

Una delle più grandi speranze rimane Alessia Trost nell’alto, appena ventenne può avere un grande futuro davanti a se. Occhio a non bruciarla.
Sperando che torni presto alle competizioni Antonietta Di Martino, punta italiana nella stessa competizione già vincitrice di due medaglie ai Mondiali.

Nel salto triplo Donato alle Olimpiadi 2016 avrà una certa età. Rimane la speranza di Schembri (che però ora come ora non sembra a livello medaglia olimpica) e soprattutto di Daniele Greco, grande assente a Mosca 2013 per infortunio dopo gli ori sia agli Europei Indoor che ai Giochi del Mediterraneo quest’anno.

Assunta Legnante vuole tornare alle Olimpiadi dopo l’oro alle Paralimpiadi.

Assunta Legnante non è la prima volta che sale su un podio internazionale. Aveva partecipato alle Olimpiadi di Pechino, quattro anni fa. Ed era stata campionessa europea indoor nel 2007, ad esempio. Ma allora vedeva. Poi la malattia: un glaucoma congenito, perde prima l’occhio destro, poi anche il sinistro e nonostante diversi interventi chirurgici è diventata cieca. Oggi sorride, è campionessa paralimpica. E dice: “Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicino ed il Comitato Paralimpico: non si tratta solo di sport, per me questo vuol dire ricominciare a vivere”.

Assunta Legnante Rio 2016

Per lei in fondo più di tutti gli altri. Perché nella vita non era una studentessa, o un pilota, o altro: lei era una campionessa di getto del peso. E oggi lo è di nuovo. Ma non è stato facile. “Quando ho perso la vista anche dal secondo occhio ho passato momenti davvero duri” ha raccontato a ilfattoquotidiano.it. “Non riuscivo più a pensare allo sport, a considerarmi un’atleta. Devo molto alla Federazione: mi hanno fatta sentire importante, mi hanno aiutata a trovare questa nuova strada. Hanno fatto davvero un gran lavoro”. Un lavoro particolare, nel suo caso: più psicologico che tecnico. “Da questo punto di vista in effetti non ho molti problemi: ricordo bene i movimenti. Il difficile è stato trovare le motivazioni, rimettermi in forma”.

Un’operazione andata a buon fine, come testimonia l’oro e il record mondiale di categoria. Ma fino a un certo punto: “Tra la malattia, gli interventi e il trauma sono stata ferma quasi tre anni – ha spiegato – Negli ultimi mesi ho fatto davvero il minimo per poter arrivare a Londra in una condizione decente, ma posso migliorare tantissimo”. Parole che aprono prospettive sorprendenti. Assunta lancia fino a 16,74 metri, il suo primato è di 19,20. Risale al 2002, ma non è lontanissimo. E ancor più vicina è la misura di 18.55, il minimo di qualificazione olimpica. “Io lo sento, ce l’ho nelle braccia, mi serve solo un po’ di allenamento serio”.

E allora Assunta da Napoli rilancia. All’orizzonte, fra quattro anni, ci sono i Giochi di Rio de Janeiro. Quelli Paralimpici, certo, per una grande doppietta. Ma anche quelli Olimpici, per un ritorno da fiaba a lieto fine. “Sarebbe bellissimo”, sussurra. E sorride. Usa il condizionale, non vuole promettere nulla. Ma ci crede.